.
.

T R A N S L A T E

martedì 27 ottobre 2009

La nostra casina di Biancaneve.

Ecco la foto pubblicata nell'annuncio.
Arrivando sul posto ci rendemmo conto che la posizione non era niente male, a soli otto km. dal mare, poteva veramente fare al caso nostro.
Nella foto in alto potete vedere la facciata anteriore mentre, girando intorno al fabbricato ed entrando nel carrugio alle spalle, vi è quella quella posteriore (foto in basso).

Al primo piano vi erano due appartamenti in vendita, uno sul lato anteriore della casa, con ingresso in comune con il piano superiore, l'altro su quello posteriore, con ingresso indipendente dal carrugio. Come vedete la facciata della casa, rifatta recentemente, era perfettamente in ordine.

Entrammo nell'appartamento e la scena che ci si presentò fu praticamente questa, tutta la casa era in queste condizioni: una grotta! Ci aggirammo fra quelle che con molta fantasia potevano essere definite stanze e ad un certo punto guardai verso mio marito vedendo un'espressione molto sconsolata.

Io, invece, man mano che entravo ed uscivo da quei locali sentivo una sensazione positiva, quasi come una vocina che dentro di me mi diceva: "prendimi!".

Dei due appartamenti, quello che mi colpì di più fu quello posteriore, con ingresso dal carrugio; era più piccolo (sui 65 mq) ma perfetto per le nostre esigenze: soggiorno, cucinino, bagno, due camere da letto e persino un piccolo sgabuzzino. In soggiorno c'erano due finestre, ma il proprietario ci disse che da una di esse sarebbe stata ricavata l'apertura per un balcone che lui stesso avrebbe realizzato.

Vagando con la fantasia riuscii a vedere l'appartamento finito, improvvisamente tutte quelle pietre informi svanirono per lasciare il posto alla casina che sognavo.

Ci congedammo dal proprietario con la classica frase "le faremo sapere".

Appena fuori dissi a mio marito: "è questa, l'abbiamo trovata!!!". Vi lascio immaginare come mi guardò, mi rispose: "ma tu sei matta!".

Nei giorni successivi dovetti fare opera di persuasione, sembrava irremovibile e non voleva sentire ragioni. Ci impiegai quasi un mese a convincerlo, contemporaneamente mi attivai per le pratiche del mutuo, tutto senza il suo appoggio. Dovetti insistere davvero tanto, il suo timore si fondava sui troppi lavori da fare e sulla distanza, non eccessiva ma impegnativa.

Alla fine la spuntai, concordammo con il vecchio proprietario alcuni lavori come l'intonaco e la massicciata, cercai un idraulico del posto, mentre i lavori elettrici furono eseguiti dai miei fratelli. Abbiamo viaggiato per più di un anno, nei giorni liberi, partendo la mattina alle 4, lavorando tutto il giorno e rincasando la sera.



A questo punto vi chiederete, ma perchè il nome Bicocca?

Quando parlai in ufficio del mio acquisto e feci vedere le foto, la mia collega e amica T. mi disse: "solo una pazza come te poteva fare un simile acquisto, questa non è una casa, è una bicocca!".


E Bicocca diventò il suo nome!

9 commenti:

  1. your working hard, carry on !catherine

    RispondiElimina
  2. Grazie Miro, sei la mia prima sostenitrice!!! wow che emozione e che onore ! Ora devo scappare al lavoro ma mi guardero' con calma i tuoi blog... vedo che anche tu sei una donna tutto fare come me, a presto ciao, Nicoletta.
    ( avevo fatto errori e ho eliminato il precedente post...ufff la fretta ! )

    RispondiElimina
  3. Ciao Rosa mi sto guardando con calma il tuo blog...sono molto curiosa, dove si trova questa casetta, per caso dalle mie parti?

    Sarah

    RispondiElimina
  4. E' bellissima! A me intriga proprio il fatto di dover fare i lavori...Sono proprio matta! Complimenti!

    RispondiElimina
  5. Ah, complimenti per il blog, ho curiosato un po' ma stasera ho gli occhi semichiusi per il sonno, prometto di tornare presto. Buonanotte

    RispondiElimina
  6. Ciao Francesca, anche io preferisco fare i lavori piuttosto che comprare una casa già fatta, anche quella dove abitiamo l'abbiamo comprata nuova ma sulla carta, il progetto era stato ritirato dall'architetto il giorno prima e quindi ho potuto sia fare le modifiche che ho voluto, sia scegliere tutto il materiale. La bicocca però inizialmente mi ha disorientata perchè non era solo una casa grezza, era proprio una grotta. Ciò che mi spaventava di più era proprio la distanza, per un anno siamo stati costretti a fare i lavori (a parte quelli strutturali il resto l'abbiamo fatto tutto da noi) viaggiando in giornata, perchè mancava proprio tutto, non era agibile; da casa a casa sono circa 280 km! Dopo un anno, quando siamo riusciti a chiuderla e a metterci un letto la situazione è cambiata, ci fermavamo qualche giorno di seguito così i lavori sono stati più veloci. Oggi però ringrazio quella "vocina" che mi ha convinta perchè sono felice della scelta e se tornassi indietro rifarei tutto chò che ho fatto.
    Un abbraccio
    Rosa

    RispondiElimina
  7. Rettifico, c'è un errore di battitura: da casa a casa sono 180 e non 280 km (sempre tanti, comunque!)

    RispondiElimina
  8. ma che figata! Quanto sei bella in posa lavoratrice?!?

    RispondiElimina
  9. Ciao, sono T. collega e amica che disse: "solo una pazza come te poteva fare un simile acquisto, questa non è una casa, è una bicocca!". Molto tempo è passato da quel giorno e tante cose sono accadute. A voi i complimenti per l'ottimo lavoro fatto. Ora è una Bella Bicocca, con le B maiuscole. :)
    Tonia

    RispondiElimina

GRAZIE PER LA VISITA - clicca su "Post più vecchi" se desideri vedere le pagine precedenti.

La mia casa

La bicocca

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Il mio blog è segnalato su:

Aggregatore rss
Search engine